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Montecchio di Giano dell'Umbria
Padre Quinto Tomassi per il 50* di Vita Religiosa, 15 Agosto 2015 - Collevalenza. PDF Stampa E-mail

Spesso le Sue vie non sono le nostre vie, ma questa volta io l'ho azzeccata provvidenzialmente, non per merito ma per divina degnazione... Son caduto nella rete del roccolo senza saperlo....Perduta la mamma a quasi 9 anni insieme ad altri due fratelli più grandicelli di me, un'altra ne ho incontrata a Collevalenza dove mi sono recato per studi insieme ad altri due miei compagni di scuola da Montecchio di Giano (PG).

Lei, la Madre, ci ha educati, formati, sfamati e protetti... Ci siamo fidati, l'abbiamo seguita ed ora eccoci qui a guardare indietro con stupore e soddisfazione per aver seguito una Santa... Ora tutto prende significato e senso.... Tu ti fai portare e poi scopri che tutto è provvidenza....

Religioso il 15 agosto a Villa Di Penta a Matrice di Campobasso insieme ad altri 17 novizi di tre classi..

Sacerdote il 2 maggio del 1971 a Collevalenza insieme a P.Carlo, P. Piero, P. Javier.

Tappe di questa via partita da Montecchio, il mio adorato paesello: Collevalenza, Fermo, Matrice, Fermo, Collevalenza, Roma e ora Città di Castello...

Stupore, meraviglia, gratitudine, gioia, pace, serenità regalate... Privilegiato....Grazie Madre....

 

 
MONTECCHIO DI GIANO DELL'UMBRIA PDF Stampa E-mail

SCHEDA SU MONTECCHIO DI GIANO DELL'UMBRIA

da "DA SPOLETO A MASSA MARTANA" a cura di Silvestro Nessi e Sandro Ceccaroni in ITINERARI SPOLETINI - n.4

Montecchio fu antico centro sorto probabilmente in epoca altomedievale; fu fortificato prima dell'Xl secolo; nel 1077 seguì Spoleto ed altri castelli vicini contro le città dei dintorni che parteggiavano per l'impero e nel XII-XIII secolo fu incluso nel feudo dei signori di Giano. Quando nel 1247 si diede con Giano al dominio spoletino, la comunità era già costituita in Comune. L'atto di sottomissione a Spoleto determinò frequenti tentativi dei rettori del ducato per ostacolare tale dipendenza. Nella seconda metà del XIV secolo fu sotto la giurisdizione dei Trinci; nel 1533, per il passaggio dei francesi che si recavano a Napoli per scacciar ne gli spagnoli, gli abitanti di Montecchio abbandonarono il castello e Spoleto prontamente vi mandò dei soldati onde presidiarlo ed evitare così che la città di Todi profittasse dell'occasione per impadronirsene; l'operazione ci indicherebbe il ritorno del castello sotto la giurisdizione di Spoleto. Per i secoli successivi Montecchio seguì le vicende di Giano di cui ancora oggi è un'importante frazione.

II castello si eleva su un colle dominante sia la strada Flaminia che correva ai suoi piedi che le colline ed i castelli ad ovest su cui si estendeva il dominio di Todi. Le mura di cinta, che si conservano in buona parte, sono del XIV secolo, anche se in alcuni brevi tratti la tecnica della muratura ci suggerisce una datazione più antica; la porta di accesso al castello è sormontata dallo stemma di Spoleto del XVI secolo, affiancato da altri due stemmi abrasi.

All'interno, ad est della piccola piazza e davanti al Palazzetto della Comunità dove è murato lo stemma del castello (tre monti) del XVI secolo, è la Chiesa di S. Bartolomeo del XIII secolo che ha mura esterne in conci e una torre campanaria ricavata in una massiccia torre quadrangolare; nella facciata si apre la porta di accesso con un bel portale ad arco, a due rincassi, nel cui prospetto lunettato è un'interessantissima scultura, purtroppo molto danneggiata dalle intemperie, recante la data 1227 e rappresentante, al centro, una figura umana reggente con la mano destra il giglio guelfo; sotto la mano reggente il giglio è un pavone e, spostato sulla destra, un leone (?); alle due estremità della lunetta sono due personaggi inchinati in atto di riverenza.

L'interno conserva pregevoli testimonianze scultoree e resti di affreschi del XIV e XV secolo. Nella parete a destra della porta di accesso, è un resto di affresco del XIV secolo raffigurante un Santo benedicente; poco oltre altro resto di affresco della stessa epoca e dello stesso artista, probabilmente umbro legato ad una matrice culturale più antica e fuori dai canali della nuova pittura che si propagava nell'Umbria da Assisi, rappresentante una donna inginocchiata, probabile immagine della committente dell' opera. Nella parete antistante l'ingresso, verso destra, è una buona tela seicentesca con lo Sposalizio della Vergine e lo stemma del castello, indi, verso la tribuna, resto di affresco distaccato del XIV secolo con la Madonna col Bambino; in alto è un Crocefisso ligneo del XVII secolo; ancora altro resto di affresco, distaccato e appeso alla parete, con Madonna col Bambino e S. Anna e una tela datata 1635 raffigurante la Madonna del Rosario e lo stemma di Montecchio, L'altare maggiore è costituito da una ricca architettura in legno policromo che contiene una pregevole tela del XVII secolo rappresentante la Madonna reggente il Bambino e, sotto, sulla destra, S. Lorenzo, e sulla sinistra S. Bartolomeo; sullo sfondo è il castello di Montecchio.

Sotto il ricordato quadro è un ricco ciborio in legno della stessa epoca dell'altare con le statue di S. Pietro e S. Paolo poste ai lati della facciata. Il paliotto dell'altare, altra preziosa testimonianza conservata nella chiesa, è una singolare pietra rettangolare scolpita che reca in tre riquadri l'Arcangelo Gabriele al centro, S'" Pietro a destra e S. Paolo a sinistra. Nella cornice superiore vi è una scritta che ricorda l'esecuzione avvenuta nel 1430. La scultura sembra provenire da un'antica chiesa che sorgeva fuori del castello, in prossimità della Flaminia ed era dedicata alla Madonna, la quale è stata demolita alcuni anni or sono nei lavori di rettifica del tracciato della strada che corre ai piedi del colle. Dalla stessa chiesa sembra che provengano altri reperti ora qui conservati tra cui un bel capitello con figure muliebri. In un vano ricavato dietro l'altare maggiore sono i resti di due affreschi del xv secolo, rappresentanti S. Bernardino da Siena e S. Leonardo. Sul sagrato sono alcune lastre tombali, già nel pavimento della chiesa, una delle quali reca lo stemma del castello del xv secolo. Una lastra in pietra di epoca romana è stata utilizzata come scalino esterno di accesso della porta che si apre nel vano della chiesa, oggi, come detto, adibito a. sacrestia; vi si intravedono resti di motivi scolpiti non pi 1:1 leggibili.

Nei pressi dell'antico tracciato della Flaminia, ai piedi del colle dove sorge Montecchio, è un fabbricato che è stato utilizzato, fino al XVIII secolo, come ospedale. Nella scalinata di accesso di detto fabbricato è murata una lapide che documenta il dominio di Spoleto su Montecchio nel 1560; la lapide dice: SER ANDREAS. TR/ANSARICUS. DE/SPOLETO. VICAR/IUS. AERE PUBLI/CO. MONTICULI. FIERI. CURAVIT./ 1560; sotto sono il cavaliere e la croce, simboli della città di Spoleto e lo stemma di Montecchio. Annessa al fabbricato dell'ospedale era una chiesa della quale rimangono parte dell'unica navata e l'abside semicircolare, con resti di affreschi.

 

 
INAUGURAZIONE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO - MONTECCHIO DI GIANO - Sabato 10 maggio 2014 - ore 18. PDF Stampa E-mail

Notizia vera e novità incredibile che una casa, dimora fino al 2000, da semplice dimora si trasformi in parte, a museo archeologico. Non solo: questo ha luogo in un castello, Montecchio di Giano (PG), piccolissimo e quasi luogo incantato per aver attraversato secoli e si trova ancora qui a testimone silenzioso e certo di avvenimenti comunissimi, familiari, poveri e nobili, della nobiltà dei semplici e degli umili lavoratori della terra e della campagna e annessi...

Sì.  La ex casa Tomassi Quinto, il nonno vecchio proprietario, è stata tutta trasformata nel suo interno con due vani, quelli antichi, e il pianterreno, cantina, forno privato, stalla del somaro e rimessa attrezzi della campagna di nonno Quinto, si è trasformato in Museo Archeologico.

I lavori sono stati curati dal nuovo proprietario dello stabile, Roberto Dottorini, con ditte locali. I lavori di restauro hanno evidenziato, con sorpresa, strutture, canali, scoli e raccoglitori di acque piovane o bianche che trovavano vie all'interno dei muri, vie ormai nascoste agli occhi dei 'moderni' inquilini Tomassi. Anche i lavori di restauro degli anni  '50, nel periodo del dopoguerra, non avevano evidenziato niente di simile.

L'attuale restauro radicale, ha smantellato via tutto dei vecchi intonaci e aggiunte posteriori e successive...secondo le esigenze dei vari inquilini....

La casa attualmente ha preso anche un altro aspetto esteriore per dei rilievi aggiunti con gusto e proprietà, evidenziati da un'intelligente illuminazione a led dal basso verso l'alto rasente la parete... Un gusto raro a godersi con gli occhi attirati da questa luce giallognola che spicca  con la parete lasciata in penombra dalla luce a led che è più diretta e non diffusiva come quella alogena...Il vicolo antico e stretto, col silenzio notturno fa da cornice suggestiva e da favola....eppure è tutto vero....! Venite a vedere...

Il Museo si è costituito come necessità per salvaguardare in un luogo decente e degno e localmente fruibile facilmente dagli abitanti del circondario, quasi fossero invitati ad essere anche i custodi gelosi ed esperti...

E' un sicuro vantaggio per il territorio del Comune di Giano, sotto la cui egida e patrocinio i lavori sono stati resi possibili con l'evidente cura ed onere finanziario dei Beni Culturali della Regione Umbria.

Sicuramente i reperti col passare del tempo e  lavori di scavo, aumenteranno....Ma già le due stanze (vecchia cantina come detto e rimessa attrezzi) ospitano in credenze a vetrate oggetti che vanno dal vasellame, alle chiavi in ferro, ganci, monete abbastanza conservate, mattoni, cocci, mosaici, affreschi in frammenti  di intonaci d'epoca.....

 

L'Inaugurazione di sabato 10 maggio alle ore 18 ha visto la presenza, presso la Sala Mattei , la Dott.ssa Maria Laura Manca e del Dott. Mario Pagano dei Beni Culturali della Regione Umbra,  dell'architetto Dott. Leonardo Del Piccolo che ha curato l'arredamento, del dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Giano-Bastardo, Prof Giuseppe Sofia, del Direttore del Museo Dott. Stefano Creatore, del responsabile Usi Civici Regione Umbria, Dott. Sandro Ciani, del sindaco Dott. Paolo Morbidoni e del Presidente dell'Università Agraria di Montecchio, Del Quondam Vittorio.

La popolazione e gli amici di Montecchio, sono stati spettatori privilegiati di tutta la presentazione dell'evento...Veramente un bel pomeriggio di cultura all'insegna dell'amicizia.

Il Parroco locale D. Emo ha poi benedetto i locali del Museo. La Banda locale, diretta dal Maestro Baffoni  ha fatto da colonna sonora a questo ultimo momento davanti al Museo, nel vicolo del Forno, locale adiacente al Museo, ma che anticamente faceva parte un tutt'uno con esso, da come si evince da un arco interno al museo scoperto a seguito di questi ultimi lavori di recupero e di vero restauro dell'antico....Molte case dei castelli anticamente potevano essere intercomunicanti, e poi successivamente divise dalle nuove proprietà dei nuovi o vecchi inquilini che riempivano il castello fino agli anni '80.

Ora questo Museo Archeologico ci auguriamo ridia vita e lustro al paesello, luogo amato perchè resta nel cuore di chi ne ha goduto la pace, l'arietta fresca d'estate, il silenzio, i cibi genuini dei nostri orti alle pendici del colle, assolati e curati da mani esperte, ma ora purtroppo alla mercè delle serpi e degli insetti....

Il paesaggio dall'alto dona serenità e rende piacevole la permanenza....

Fra poco il Museo sarà reso fruibile e degna pubblicità sarà fatta in merito..

Un grazie grande e grato a Roberto...che ha creduto nel progetto e ci profuso energie e sostanze....anche per amore dei genitori Gennaro ed Emma, personaggi caratteristici del paese, perchè commercianti della piccola botteguccia che ora rivive nel piccolo ed attrezzato Minimarket negli stessi locali che li ha visti al servizio dei paesani per decenni e decenni, sempre col sorriso e la gentilezza che come erba buona attecchisce solo nelle vere e sincere relazioni...

Arrivederci a tutti.

Un paesano nato in quella casa, Tomassi P. Quinto FAM.

 
Inaugurazione museo archeologico di Montecchio - Sabato 10 maggio 2014 PDF Stampa E-mail

Mi sento orgoglioso e solleticato da questa opportunità perché io lì sono nato e mio nonno Quinto lì rimetteva il carretto a due spranghe e il somaro... io mi ricordo solo il carretto in parcheggio fisso per diverso tempo, finché non sono partito per la 'milizia' di Madre Speranza a Collevalenza..... ero destinato e segnato..... chissà se è così !!!

Comunque così sono andate le cose ed ora sono qui a bocca aperta perché la mia città ha registrato un passaggio epocale e impensabile.... diventare, in parte, sede del museo archeologico di Montecchio.... “ma sta cosa ha da fa' er giro der monno....spararla da tutte le parti.....” non e' che voglio la targa ricordo della mia nascita lì, pero' un primo istinto me lo aveva propinato al solletico della vanagloria....

La casa e' sempre importante perché custodisce le tue memorie e la tua fanciullezza, la tua povertà e le  tue speranze concretizzatesi in speranza…. la beata Madre Speranza, sabato 31 maggio prossimo a Collevalenza ...

La storia e' bella perché la vita e' bella.....

Grazie paesani.....non dell'invito,  che e' desiderato e godibile da solo, ma per il glorioso futuro della mia casa, casa Tomassi, o meglio, ora, ex casa Tomassi....

I restauri radicali apportati alla struttura, ora tutta rinnovata e stravolta dalla primitiva sistemazione, sono una bella e costosa invenzione che lascerà il segno in questo piccolo castello di Montecchio antico, che per l'antico prevedeva agglomerato anche in aperta campagna, nelle prime pendici del colle, sembra...mah !!!!!

Ci vedremo senza meno, se Dio vuole, sempre se Dio vuole, così ci hanno insegnato i genitori e i nonni, bon'anime....

Ciao da me, p.5

 
CRONACA di UNA SERATA STORICA- INAUGURAZIONE della “SALA MATTEI” PDF Stampa E-mail

Sabato 28 gennaio a Montecchio di Giano si è vissuta una serata fantastica per i fatti storici ricordati e perché questo evento rimarrà nella storia del nostro paese. La storia grande maestra, peccato che ha pochi alunni!!!

L’occasione è stata offerta a seguito della ristrutturazione dei locali, di proprietà dell’Università Agraria, a pian terreno della vecchia “Osteria” presso l’area sportiva di Montecchio ed adiacente alla vecchia Flaminia. Montecchio, piccola frazione di Giano dell’Umbria, ma grande paese per il cuore e il nerbo sociale che lega questi miei paesani nelle loro attività culturali e sono partecipi della loro storia piccola, ma significativa.

Benemerita la storica (1899) Università Agraria del paesino che finanzia il progetto ideato dallo stesso suo Consiglio. Fondi comuni utilizzati per scopi comuni a beneficio della collettività.

Il paesello conserva nel suo storico palazzo comunale nell’interno della piazza antistante la chiesa parrocchiale, lo stemma antico ben conservato nella sua originalità.

I momenti dell’evento sono stati:

Stacco musicale della locale Banda musicale di S. Cecilia con un pezzo classico per riunire tutti i convenuti e dare inizio alla festa programmata nel minimi particolari;

Taglio del nastro tricolore ad opera del sindaco di Giano dell’Umbria  Dott. Paolo Morbidoni e del Presidente dell’Università Agraria Del Quondam Vittorio. Presente il parroco dell’Unità pastorale di Bastardo D. Emo, e il sottoscritto (che ricordava nella sua memoria segreta la frequenza del luogo negli anni delle elementari, poiché, sopra al I piano dell’edificio negli anni 50, c’erano le aule scolastiche per le cinque classi accorpate in pluriclassi, ecc…ecc…). Infine erano presenti anche i consiglieri dell’ Università Agraria: Dottorini Gianfranco, Vittori Sandro, Vittori Pietro, Pacifici Massimo, segretario dell'Ente: Moretti Cristiana. Dopo il taglio del nastro sono intervenuti, dando un importante contributo all’evento,  il coro polifonico “ Mons. Tommaso Frescura” di Marcellano-Montecchio guidati dal professore Emore Paoli, i bambini ‘pulcini’ della Banda del luogo, lo storico, nonchè ideatore della relazione, Felice Santini, il funzionario della Regione dell'Umbria impegnato presso l'Ufficio usi civici e anello di giunzione tra l’ ente Università Agraria e la Regione dell'Umbria, Dott. Sandro Ciani; la Proloco di Montecchio e  un buon numero di paesani rappresentanti l’intera popolazione. Da non dimenticare poi le organizzatrici del succulento rinfresco-cena a base di fagioli e cotiche, lenticchie, farro caldi e appetitosi, panini con salsicce, dolci e dolcetti, vino rosso locale ottimo e fresco al punto giusto e  griglia all’aperto con gli specialisti dell’arrosto Vincenzo e Ida, come accade anche  durante la Sagra locale degli gnocchi che si tiene ogni anno in agosto.

I coristi si sono esibiti durante la serata in alcuni brani famosi e riproposti durante questo anno di celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia. Brava la Banda che si è limitata, come ho già detto, a dare il via alla manifestazione con note liete e coinvolgente dell’Inno nazionale e chi non sapeva bene le parole le ha finalmente imparate.

 

A proposito devo dire, come mio ricordo, quando ero piccolo, prima di partire per ‘farmi prete’ a Collevalenza con Lidio e Goliardo l’8 ottobre 1956 sulla vespa, io solo (!) con zio Olinto e la mia valigetta di cui non ricordo nemmeno il colore e la grandezza, tanto si era poveri e sprovvisti  e paghi del poco, quando c’era la Banda che suonava in piazza, io mi offrivo per tenere le partiture ai musicanti, benché piccolo e minuto che, per tenere alto il foglio, potevo vedere a mala pena solo chi mi stava davanti ed io gioivo e godevo della musica, spettacolo gratuito e paesano che ci resi orgogliosi e cocciuti nel mantenere questa attività artistica a costo di sacrifici, e chi ci ha lavorato lo sa meglio di me, ma anche io lo so!!! Coraggio avanti!!

 

Ritorniamo a noi. Certo che i ricordi ti prendono e ti fanno volare con la mente!!

E’ stato un sogno recuperare questo locale e metterlo a disposizione della comunità per i suoi momenti di festa, cultura, arte, spettacolo e divertimento….. Un buon esempio per i bambini, numerosi e volenterosi che, aiutati e avviati alla collaborazione e all’impegno della vita, potranno rimpiazzare degnamente i grandi di oggi in tutte le attività e la vita associata del paese per gli anni avvenire….

Degna di nota e anche di una citazione in questo spazio di cronaca, la Relazione del Prof. Felice Santini che ha dato, come in altre circostanze, spessore culturale all’evento riportando alla nostra conoscenza uno spicchio di vita di un nostro paesano il cui nome è purtroppo riportato su una lapide di un monumento bellico sulla Nomentana a Roma: LORENZO MATTEI, caduto di guerra.

Suo padre Domenico, devoto al santo martire Lorenzo di cui abbiamo una cappellina a lui dedicata presso il Palazzo Mattei-Landrini fuori del castello di Montecchio, decise di chiamare il suo primogenito Lorenzo il quale, fervido sostenitore dell’Unità d’Italia e della causa di Roma capitale, nel 1867, a soli 19 anni, si arruolò come volontario nell’esercito garibaldino unendosi al gruppo di Terni dove conobbe personalmente Garibaldi.

Il 25 ottobre 1867 partecipò alla battaglia di Monterotondo poi a quella più famosa di Mentana, cittadina distante 24 chilometri da Roma lungo la Via Nomentana, per la conquista di Roma. Quest’ultimo evento bellico si svolse il 3 novembre 1867 dalle ore 12,30 alle 17,04; l’esercito franco-pontificio era composto da 10.000 soldati, quello garibaldino da 5000.

Alla fine del violento scontro militare, vinto dall’esercito franco-pontificio, si contarono sul campo di battaglia 180 morti, di cui 150 garibaldini e 30 dell’esercito franco-pontificio, 220 i feriti gravi. Il giorno successivo tutti i morti, fra cui il giovane Lorenzo Mattei, furono raccolti e chiusi insieme in una sola tomba comune, ora ossario in onore dei garibaldini caduti nella circostanza. Si può leggere l’intera Relazione a parte in questo sito di Montecchio, nel settore Storia.

Ciò ci rende orgogliosi e pungolati perché queste gesta ci rendano grati a tanti nostri eroi caduti come tantissimi altri per la libertà di cui godiamo noi oggi grazie al loro sangue versato con coraggio e convinzione e sacrificio. Per mantenere il bene e la libertà bisogna sacrificarsi e offrire le proprie mani per una causa comune negli impegni di ogni giorno.

Da immaginare il prosieguo della serata con il ricco buffet che ci ha benevolmente costretti ad intrattenerci in ‘dolce’ conversazione tra paesani e amici ed ‘emigrati’ ritornati per la circostanza anche da Roma, facendo le lodi di questo e di quello, facendo meraviglie delle cose vissute in quel momento intimo e tutto per noi di Montecchio, col ‘paesano’ Felice, di cui ci gloriamo tutti per essere uno storico vero perché ricercatore paziente di ‘carte vecchie’ ma sempre preziose e utili per quanto e per quando ci interessa sapere del nostro passato e del nostro vissuto….

Chi sapeva che il Mattei è stato il primo Sindaco di Giano dopo l’Unità d’Italia (1861-1872)? Saggio ed onesto è stato definito e ci rende  ancor più orgogliosi a noi di questo paese. Sostenne a sue proprie spese addirittura alcune opere utili alla popolazione del castello di Montecchio.

Brave le donne del castello con ruoli e senza ruoli e tutti buoni e soddisfatti di aver vissuto una serata storica in quel di Montecchio di Giano. Io c’ero.

P. Quinto

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